
Quando ero piccola, avevo paura dei mostri.
Avevo paura del buio. Di ciò che all'interno di esso potesse scanetarsi: i miei mostri.
Ancora oggi non sono spariti. Continuano a comparire nel buio. Sono grandi, forti. Hanno
oltrepassato anche l'oscuro. Non si nascondono più dalla luce. Dallaluce.
E allora penso, penso, penso. In modo cervellotico. In modo minuzioso. In modo ossessivo.
Questi mostri si sono ormai amalgamati a noi. Siamo noi. Noi.
Qual'è il confine sottile che unisce il significato delle parole mostri e noi? Li teniamo per mano,
vivono insieme a noi, camminano accanto a noi, ci osservano, ci spingono, ci soffocano.
Le delusioni, i fallimenti, la mancanza di fiducia in se stessi, la solitudine, la malattia, la morte, i
momenti in cui si perde la speranza e non si ha più un solo pretesto, una sola ragione, per andare
avanti. Sono questi i miei mostri. E forse lo sono per tanti altri.
E continuano, continuano ad aumentare, ad evolversi, ad adagiarsi alla mia vita e alle mie paure.
Pesano; questo maledetto uomo nero pesa tantissimo.
E la notte continua a fare ancora paura, anche se non sono più così piccola.